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Connessioni
inquietanti tra i mercenari neutralizzati in Bolivia
e le
reti terroristiche attive in Europa
La storia di Eduardo
Rosza Flores, uno dei tre mercenari uccisi dalle forze di
sicurezza boliviane dopo un violentissimo scontro a fuoco, è
rivelatrice di scenari inquietanti che collegano i gruppi
eversivi in America Latina con reti analoghe anche in Europa.
Eduardo Rosza Flores
nasce in Bolivia nel ’60 da padre ebreo comunista ungherese e
madre cattolica boliviana, dopo un passaggio in Cile e uno in
Svezia, a 14 anni ritorna in Ungheria. A Budapest finisce gli
studi e si arruola. Si specializza militarmente in Unione
Sovietica, ma dopo meno di due anni si dimette. «Niente di più
noioso che fare il soldato in tempo di pace», spiegherà. Vivrà
per un periodo in Israele «alla ricerca delle radici».
Nel ’91 Flores
era corrispondente per il quotidiano spagnolo Vanguardia
e il giornale di Barcellona lo mandò a seguire gli albori del
conflitto yugoslavo. Osservò due cose. «Che mi trovavo meglio
con i soldati croati che con i miei colleghi» e che «i serbi
sparavano deliberatamente sui giornalisti». Si licenziò con un
telegramma, si arruolò direttamente nell’esercito croato, fondò
la Brigata internazionale (Piv): una sorta di legione straniera
di cui, col grado di colonnello, divenne il capo. Rosza Flores
organizzò la fuga degli ebrei albanesi da un paese ormai in
disfacimento. Operazione di certo gradita al Mossad. Più di
recente, fu avvistato in Iraq; si presume col ‘gradimento’ della
Cia. Di passaporti ne aveva diversi
Eduardo Rosza Flores è
anche il protagonista del film "Chico. Una storia di guerra
croata, ungherese ed ebrea" che ricevette alcuni premi nella
Repubblica Ceca ed è il frutto di una coproduzione cilena,
ungherese, croata, francese.
"Nel ’94, trascorsi un paio di giorni
con lui - racconta sul Quotidiano Nazionale il giornalista
italiano Andrea Cangini - e dopo l’uscita dell’intervista, fummo
abbordati da un fotoreporter. Ci mise in guardia. Considerava
Flores responsabile dell’assassinio di due giornalisti che
indagavano su un traffico d’armi".
Il coinvolgimento di mercenari europei, già
attivi nelle milizie di destra all’interno della guerre che
hanno dilaniato la Jugoslavia negli anni Novanta, rivelano
all’opinione pubblica internazionale l’esistenza di una rete
terrorista neofascista ancora attiva e che trova nelle forze
reazionarie ancora dominanti in alcune regioni boliviane, un
inquietante centro di complicità. Lo scenario disegnato dagli
attentati contro il Presidente e il Vicepresidente della Bolivia
e contro il cardinale di Santa Cruz appare estremamente grave e
preoccupante non solo per la Bolivia ma per tutte le forze
democratiche e progressiste dell’America Latina e del mondo.
I democratici e i
progressisti italiani non possono rimanere indifferenti di
fronte alla gravità dei fatti accaduti in Bolivia. Non solo per
la simpatia e la solidarietà verso il primo presidente indigeno
nella storia recente dell’America Latina e della Bolivia o per
il processo democratico e popolare che la nuova Costituzione
boliviana sta realizzando. Quanto accaduto in Bolivia
concretizza agli occhi dell’opinione pubblica l’esistenza ancora
attiva di quella rete terroristica neofascista che ha
insanguinato con attentati e stragi anche la storia recente
dell’Italia e che ha trovato storicamente rifugio e complicità
proprio negli ambienti della destra boliviana che oggi si oppone
violentemente al cambiamento democratico in corso in Bolivia.
Non è irrilevante ricordare che il fascista italiano Stefano
Delle Chiaie collaborò insieme al nazista tedesco Klaus Barbie
nel golpe militare del 1980 in Bolivia e assunse incarichi di
consigliere nel regime emerso dal golpe o che - molto più
recentemente - un altro fascista italiano rifugiatosi in
Bolivia, Marco Marino Diodato, è coinvolto nella strage degli
indios sostenitori di Evo Morales avvenuto a Pando nel settembre
2008 e fondatore nel '94 dell'organizzazione paramilitare FRIE,
la Fuerza de Reacion Immediata del Ejercito
Esprimendo la nostra
piena solidarietà al Presidente Evo Morales, al suo governo e al
popolo boliviano intendiamo esprimere anche la nostra
determinazione nel combattere in ogni angolo del mondo il
terrorismo neofascista che intende sbarrare la strada al
protagonismo popolare nei processi di cambiamento democratico,
in Bolivia come in Europa.
la redazione di
Contropiano
la redazione di
Nuestra America
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