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La crisi è
sistemica, non congiunturale: Intervista
a Luciano Vasapollo |
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“Il
capitalismo non ha oggi nessuna possibilità di uscire da
questa crisi globale, per la natura strutturale e sistemica
della stessa, peggiore di quella del 1929”. Così ha
affermato in un’intervista con Prensa Latina, il professore
italiano Luciano Vasapollo, dell'Università La Sapienza, di
Roma, che ha partecipato all’XI Incontro Internazionale di
Economa “Globalizzazione e Problemi dello Sviluppo”,
effettuato recentemente a L'Avana con la presenza di
professionisti provenienti da circa 50 paesi.
“Per la prima volta nella storia si tratta di una
combinazione di crisi economica, finanziaria, energetica,
alimentare, ambientale, dei diritti civili umani”,
aggiungeva l'accademico, appartenente inoltre al Centro di
Studio di Trasformazione Sociale dell'Italia, direttore
scientifico della Rivista Proteo e che ha pubblicato 37
libri in Italia ed altre nazioni.
“Questo dimostra che il modo di produzione capitalista,
nelle sue diverse forme, è incapace di risolvere i problemi
dell'Umanità”, condannava chi ha partecipato a 10 degli 11
eventi annuali di questo tipo effettuati in questa isola,
con la quale ha da più di tre decadi strette relazioni di
carattere culturale, politico ed accademico.
Vasapollo ha esposto nel forum la sua interpretazione
dell'attuale crisi che ha elaborato mediante l'applicazione
della scienza marxista come attrezzo di analisi, e le cui
categorie – ha considerato - sono pienamente attuali per
esaminare questo fenomeno.
Argomentando la sua risposta al giornalista, ha fatto
l’esempio con la privatizzazione, che stata sponsorizzata
dal Consenso di Washington e poi non ha funzionato, e la
prova di tutto ciò è che oggi i difensori del neoliberalismo
stanno dicendo che è necessario il ruolo dello Stato per
superare l'attuale situazione.
A giudizio di Vasapollo, la presente debacle strutturale del
sistema che ha le sue principali manifestazioni nella
sovrapproduzione, nel sottoconsumo e nella caduta della
domanda, abbraccia più di tre decadi ed ha acquisito la
dimensione attuale con l'esplosione della bolla speculativa.
“Dagli accordi di Bretton Woods il capitalismo diretto dagli
Stati Uniti ha cercato di controllare e superare il
fenomeno, e per farlo ha utilizzato il keynesianismo
militare, l'economia di guerra, le privatizzazioni, le
iniezioni finanziarie, e l'attacco contro i diritti dei
lavoratori per cercare di ridurre i costi”, ha affermato il
professore universitario.
Il keynesianismo sociale non è marxismo
Giornalista: Ultimamente le autorità e gli esperti
statunitensi ed europei suggeriscono ogni volta con più
frequenza un ruolo diretto dello Stato per contenere la
crisi, perfino si parla di nazionalizzare le banche. Lei
considera che il ritorno a delle misure keynesiane può
contribuire all'uscita dalla crisi?
Vasapollo: Credo di no. Il keynesianismo sociale non è
marxismo, come pensano molti in Europa. È un'ipotesi di
uscita dall'attuale debacle dentro lo stesso modello
capitalista.
Col marxismo sì, si può tentare questa meta, e per questo, è
necessario partire dalla realtà economica esistente e creare
la soggettività politica, al fine di trasformare la crisi in
una grande opportunità per il movimento comunista e
progressista in generale.
Questa crisi, di natura sistemica, rivela che è necessario
un altro mondo, un altro modello che sia giusto, cosa che
non vuole significare che il socialismo sopraggiunge di
punto in bianco, c’è la possibilità di una soluzione
reazionaria, come quella che ha condotto al fascismo nel
secolo XX.
Il capitalismo non sparisce da solo. Si richiede la
coniugazione soggettiva con la determinazione obiettiva ed
il movimento di lotta di classe, per poter ottenere questa
trasformazione.
Dal monopolarismo al multipolarismo
Lei crede che questa crisi possa dare il colpo finale al
modello neoliberale, il cui fallimento è riconosciuto da
molti?
Penso che con questa crisi termina il neoliberalismo e
l'egemonia monopolare degli Stati Uniti.
È sicuro che si passerà ad una fase multipolare, ma
attenzione: questo modo di produzione vigente ha la
possibilità di applicare altre forme di capitalismo, sia di
tipo selvaggio, moderato, sociale, il keynesianismo, o
altri, e pertanto di sopravvivere, se non si creano le
condizioni menzionate per sradicarlo.
La storia non è lineare
Secondo l'accademico, la storia, a differenza di come alcuni
credono, non è un movimento lineare, ma ha forti rotture,
perché le condizioni possano cambiare in un momento con
un’azione cosciente, a partire dalla lotta di classe.
“Devo dire che se si guarda l’Europa come un processo
lineare, in Italia, per esempio, si potrà parlare di
socialismo - e non agire per trasformarlo in realtà - da qui
a 400 anni o più”.
Attualmente – ha aggiunto - in America Latina ci sono buone
condizioni per un cambiamento, non dico immediato, verso il
socialismo, ma sì per movimenti progressisti, di
autodeterminazione, di processi di integrazione, come sta
succedendo.
Il marxismo non è un dogma: È una scienza che studia non
solo l'attività produttiva degli uomini, ma anche le sue
relazioni sociali.
Per questo motivo dobbiamo partecipare in tutti gli ambiti
della lotta, che siano culturali, scientifici, economici,
politici, e nella lotta stessa, perché non esiste un
intellettuale marxista, bensì un intellettuale militante.
Molti di tutti questi argomenti possono apprezzarsi in uno
dei miei libri che sta uscendo qui a Cuba, il Trattato di
Economia Applicata, che si è pubblicato due anni fa in
Italia, e lo sta traducendo la casa editrice di Educazione
Superiore, trasformato in tre volumi in spagnolo, uno di
questi si è presentato nel congresso di Globalizzazione,
mentre i restanti vedranno la luce in settembre.
Per me costituisce non solo un onore, ma anche una grande
responsabilità, non solo perché si destinerà a tutte le
Facoltà di Economia di Cuba, ed alla formazione di quadri e
funzionari del Ministero di Economia e Pianificazione (MEP),
bensì perché sono appena stato nominato Membro di Onore del
Centro di Studi di questo organismo.
Questo significa che la mia relazione con questa isola si
intensifica, poiché dovrò venire molte volte per dei corsi
universitari ed altri compiti.
Vasapollo, che è anche Membro di Onore dell'ANEC, ostenta la
Medaglia della Cultura Cubana, ed è Professore Invitato ed
Emerito delle Università di Pinar del Rio e L'Avana, nelle
quali ha impartito classi, mentre sette delle sue opere sono
state tradotte sull’isola.
*l’autore è un giornalista di Prensa Latina-traduzione di
Ida Garberi |