IL VOLTO DELLA CRISI, di Josè Alejandro
Rodriguez, in “Globalizacion”, del 4 marzo ,2009 (trad.A.
M., in Cuba)
Gli inganni totalizzanti del modello neoliberista, i
suoi miti intorno ad un supposto accesso universale a
tecnologie, capitali e mercati,sono stati gli argomenti
principali della Commissione sui temi sociali e del
lavoro, che hanno mostrato il fracassato volto umano di
questa globalizzazione in verità polverizzatrice e
distruttrice…
La tecnologia di per sé non è progresso né contribuisce
all’uguaglianza, nella misura che è strumento dei centri
di potere,ha sostenuto l’argentino Rouvier.Da una
prospettiva simile, il messicano Armando Sanchez Diaz
evidenziava gli effetti economico-socialidel modello
neoliberistasviluppatinel suo paese a partire dagli anni
’80 che hanno contraddetto la presuppostainfallibilità
dei mercati…
Dal primo mondo, l’italiana Rita Martufi ha sostenuto
come si vanno a delineare i tentativi di nascondere la
crisi del sistema, con l’ implosione delle
contraddizioni al punto in cui si annuncia una fase
finale e un limite già da ora alla possibilità reale
di accumulazione del modello capitalista.
Nonostante ciò, ha avvistato Rita, il capitalismo trova
sempre nuove modalità di riadattamento per
sopravvivere. Di qui , l’importanza che i lavoratori e
tutti gli altri soggetti organizzati della
trasformazione sociale assumano il loro ruolo storico.
CARLO MARX HA PARLATO NELLA SALA 3, di
Francisco Rodriguez Cruz, in “Globalizacion” del 4 marzo
,2009 (trad.A.M., in Cuba)
Quando il
professore italiano Luciano Vasapollo è arrivato nella
Sala 3 del Palazzo delle Convenzioni è sembrato che
Carlo Marx abbia cominciato a parlare.La teoria del
filosofo tedesco sull’essenza del capitalismo
contemporaneo è stata analizzata e così affrontata , in
maniera precisa e attuale e non come un fantasma, dalla
Commissione sulla crisi economica globale nella sessione
mattutina del martedì.
Nella mia
esperienza personale in tutte le undici edizioni di
questo incontro sulla Globalizzazione, ha detto il
prof. Vasapollo, non ho mai sentito menzionare, citare
e ponderare tanto le idee marxiste da economisti e
politologi di tutte le tendenze di pensiero, come in
questo momento di crisi finanziaria ed economica che
stiamo attraversando.Il richiamo al suo nome e ai suoi
studi per comprendere la normalità delle crisi
periodiche di sovrapproduzione nella società capitalista
, si possono equiparare solo al numero di volte in cui
si menziona il nome di John Maynard Keynes (1883-1946).E’
chiaro che il richiamo all’uomo britannico nel dibattito
attuale è associato alla denuncia degli intenti che
rendono protagonisti i disperati e confusi
rappresentanti del neoliberismo per salvare, attraverso
un intervento statale, il modello economico che sta
portando al disastro del pianeta.
Così ha esordito
nel momento del suo primo intervento il prof. Vasapollo,
in una giornata intensa in cui gli accademici messicani
Alejandro Valle e Arturo Guillen avevano esposto una
analisi della crisi attuale e la sua origine nella
economia reale, più che in quella finanziaria, per nulla
disprezzabile, sfruttata in tutti i suoi aspetti dagli
ideologi del liberalismo e dall’onnipotente potere del
mercato…….
E poi
l’irriducibile e apertamente dichiarato marxista
italiano ha preso di nuovo la parola per dire che gli
intellettuali europei che si dicono di sinistra hanno
“abbandonato la cassetta degli attrezzi di Marx” e
dimostrano con le loro accettazione delle formule
keynesiane la loro sottomissione alla ideologia del
capitale.
Non c’è un
capitalismo produttivo buono e uno finanziario cattivo:
il modo di produzione capitalista è uno solo e le sue
leggi fondamentali continuano ancora oggi attraverso la
creazione e appropriazione del plusvalore, ha spiegato
Vasapollo avventandosi contro tale sistema.
I metodi e le
ricette per uscire dalla crisi sono sempre contro i
lavoratori, prima, durante e dopo la crisi; gli Stati
Uniti, ha proseguito, hanno esaurito la loro funzione di
locomotiva della economia mondiale e la crisi è a sua
volta una crisi ambientale, energetica, di diritto, di
cultura ed etica.
Il superamento del
modo di produzione capitalista, e di questa crisi, che
secondo il professore potrebbe annunciare la auspicata
fase finale dell’imperialismo USA, dipenderà dal modo di
organizzazione che si daranno le forze progressiste in
una battaglia che in ultima istanza continua a seguire
la dinamica della lotta di classe di cui ha parlato
Marx.
Nonostante ciò
sarebbe un errore scartare a priori una uscita ancora
di tipo capitalista dalla crisi attuale. Il sistema
può e ha le possibilità di tentare di creare nuove
situazioni che producano ancora una volta la
contraddizione conflittuale e antagonista esistente tra
capitale e lavoro.
Se non vi è una
forza rivoluzionaria che diriga la trasformazione verso
il socialismo allora il capitalismo può continuare a
dominare.
“Per questo – ha
esortato il professore italiano analisi e dichiarazione
finale del suo discorso- dobbiamo continuare la lotta
intellettuale, culturale nella dinamica della lotta di
classe”.