INCONTRO DEL PCV CON LA RETE DEI COMUNISTI ITALIANA 

 

Caracas, 16.02.09. Modaira Rubio Prensa TP/FDA. Luciano Vasapollo e Rita Martufi, dirigenti della Rete dei Comunisti, che hanno visitato il Paese in qualità osservatori internazionali per le elezioni del 15 febbraio, si sono incontrati con Carolus Wimmer, Segretario delle  Relazioni Internazionali del Partito Comunista del Venezuela (PCV) e Vicepresidente del Parlatino Gruppo Venezuelano; durante il colloquio la Rete dei Comunisti ha fatto un unvito formale a  Carolus Wimmer per sua la partecipazione a dei Convegni che si attueranno in Italia nei prossimi mesi di questo anno, attraverso i quali si rafforzeranno ancora di più i rapporti  tra le due organizzazioni comuniste.

Vasapollo, membro del Coordinamento Nazionale della Rete dei Comunisti   ha salutato il popolo venezuelano, il Presidente Chávez e le organizzazioni politiche e i movimenti sociali , tra i quali il PCV, che hanno ottenuto una importante vittoria  della opzione del SI , la quale permetterà la continuazione del processo  rivoluzionario venezuelano, auspicando il rafforzamento delle organizzazioni politiche e della coscienza di classe,

Wimmer ha segnalato a nome del PCV, la  espressa intenzione di continuare e rafforzare le relazioni con la Rete dei Comunisti  italiana e di organizzare un lavoro politico congiunto  che permetta di contribuire alla crescita e all'avanzamento dell'internazionalismo proletario dei movimenti sociali e delle organizzazioni politiche  in Europa e in America Latina.

 
 
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Intervista a Luciano Vasapollo

 

“In Venezuela il trionfo del Si ha sconfitto la destra aggressiva”

L’economista italiano Luciano Vasapollo, professore dell'Università degli Studi di Roma La Sapienza e membro del Coordinamento Nazionale della Rete dei Comunisti è stato nel nostro paese come osservatore internazionale durante le elezioni del 15 Febbraio. ‘Tribuna Popular’ e ‘Debate Abierto’ lo hanno intervistato in esclusiva sui risultati elettorali e sulle prossime tappe dopo la vittoria dl Si.

 

Caracas, febbraio 2009. Redazione TP/FDA.

 

Modaira Rubio: ¿Quale è il tuo punto di vista sulle elezioni nel tuo ruolo di osservatore internazionale?

Luciano Vasapollo: Come osservatore internazionale occorre mantenere una certa imparzialità politica e questo ruolo l’ho mantenuto fino alla fine del processo elettorale. Così come ha segnalato il documento finale di tutta la delegazione degli osservatori, le elezioni del 15 febbraio hanno riaffermato la capacità del Consiglio Nazionale Elettorale venezuelano di garantire elezioni corrette, tranquille e trasparenti. L’elevato livello di automatizzazione ha permesso una rapidità dei risultati e l’emissione di un primo bollettino. Sono stato qui già a novembre, e ci sono garanzie di un processo elettorale perfetto, senza errori, il che non deriva solo da una buona gestione tecnologica ma soprattutto dall’esistenza in Venezuela di una vera democrazia. Penso che oggi si possa parlare di una grande differenza tra la democrazia rappresentativa che esiste in Europa, costituita su partiti che non rappresentano i veri interessi delle classi popolari, e la democrazia popolare e rappresentativa che esiste a Cuba, in Venezuela e Bolivia, che permette votazioni trasparenti, limpide, e che oltretutto è in via di continuo perfezionamento.

 

MR: E come dirigente della sinistra, come dirigente comunista, che idea ti sei fatto?

LV: Ora ti parlo non solo come professore universitario, ma come membro del Coordinamento Nazionale della Rete dei Comunisti, e qui termina il mio ruolo di osservatore internazionale. La nostra organizzazione valuta positivamente questa vittoria che non è solo di Chavez ma di tutto il popolo venezuelano e di tutte quelle forze politiche che hanno appoggiato l’emendamento. Non è stato solo il PSUV, il partito di maggioranza, ma anche organizzazioni come il Partito Comunista Venezuelano che hanno creato le condizioni per un voto che rivela un aumento della coscienza politica di classe. La convocazione del referendum sull’emendamento aveva un carattere fortemente politico. Non era solo una proposta di Chávez per essere rieletto, come si è detto in Europa nei settori di destra e socialdemocratici, ma era una riaffermazione del processo rivoluzionario. Un processo reale, democratico e che sta rafforzando la democrazia di classe, la democrazia operaia, popolare.

Questa vittoria determina alcune affermazioni e un interrogativo. E’ una vittoria contro l’imperialismo, contro una destra aggressiva, intrisa di violenza e connessa in molti casi al paramilitarismo. L’incendio domenica scorsa del centro studentesco della Scuola di Lavoro Sociale dell’UCV è solo un esempio tra i tanti di questa commistione. E’ un atto di intimidazione da parte della destra, come l’assassinio degli operai della fabbrica della Mitsubishi da parte teoricamente della polizia. In questa lotta di classe ci sono infiltrazioni nell’esercito, nella polizia, da parte di gruppi che sono vicini a questa destra aggressiva e che utilizzano la violenza sotto forma di terrorismo contro il movimento rivoluzionario. Questa vittoria è proprio contro la destra aggressiva ma anche contro quella moderata che hanno relazioni strette con gli interessi stranieri, imperialisti. Il voto popolare per il Si, che ha  toccato quasi il 55%,  dimostra una forza grande ma occorre saperla utilizzare. Per questo salutiamo la vittoria del Si con grande rispetto ed entusiasmo.

La vittoria del Si in Venezuela è una vittoria anche per tutti i movimenti rivoluzionari del continente latinoamericano. Nell’integrazione latinoamericana che persegue una caratterizzazione all’interno della idea del socialismo del XXI secolo, la tradizione del movimento di classe e comunista internazionale, con i suoi errori e vittorie, deve essere tenuta in considerazione come riferimento chiave; bisogna continuare ad attualizzare il marxismo in questa nuova situazione senza mai dimenticare il cammino già percorso. In questo senso ciò che sta accadendo in America Latina può rappresentare uno stimolo per una Europa dove la sinistra più che rivoluzionaria è molto spesso liberale o anche neoliberista.

Durante la festa per la celebrazione della vittoria, il discorso di Chávez è stato diretto e determinato: ha evidenziato molti elementi positivi per continuare il cammino verso il socialismo.

 

MR: Dopo il trionfo del si cosa occorre fare per consolidare la proposta socialista in Venezuela?

LV: Come rivoluzionario, come comunista amico di questo processo, segnalo alcuni elementi fondamentali. Primo, questa vittoria concede maggiore tranquillità, sicurezza. Ora si può pensare al futuro, sui tempi più lunghi si può costruire una prospettiva di classe. C’è tempo per costruire un governo popolare e una organizzazione popolare. Sono passati già 10 anni dall’inizio delle grandi conquiste, come le ‘missioni’, la nazionalizzazione delle fabbriche, ma ora c’è bisogno di un rafforzamento delle organizzazioni di classe. Il PSUV deve rafforzarsi in questa direzione. Per adesso siamo di fronte al tentativo di organizzare un grande partito che però non è del tutto consolidato in modo omogeneo. Al suo interno ci sono posizioni differenti. Occorre rafforzare la lotta al suo interno per costruire un partito di classe e questo significa condurre la lotta di classe non solo all’esterno ma anche all’interno dell’organizzazione contro la burocrazia, l’opportunismo, la corruzione, perché il PSUV va trasformato in un partito organizzato della classe operaia, dei fronti sociali e popolari, all’interno di una rivoluzione che abbia un carattere marcatamente socialista.

Il ‘governo popolare’ implica che oltre a conquiste importantissime che già sono state ottenute grazie a Chávez e alle forze rivoluzionarie, c’è il punto fondamentale che è il governo dell’economia popolare. Senza di esso, a mio modo di vedere, non si potranno risolvere molti problemi. Bisogna chiedersi: come si costruiscono le imprese socialiste, i distretti  produttivi socialisti? Come si può diversificare l’economia ancora in gran parte dipendente dagli introiti del petrolio e quindi anche dalle oscillazioni dei prezzi? Si tratta di dare un più diretto indirizzo sociale alla determinazione  delle rendite e nei profitti per ottenere una giusta  e stabile redistribuzione, non di carattere assistenziale, ma socialmente produttiva di questa ricchezza, verso il mondo del lavoro,  cioè direttamente ai lavoratori e alle lavoratrici come detentori dei mezzi di produzione. Bisogna promuovere all’interno delle fabbriche l’organizzazione politica di classe, che deve essere socialmente  produttiva ma allo stesso tempo si converte anche in una nuova cellula ideologica del processo.

Per fare questo dobbiamo considerare che la crisi capitalista globale, come l’abbiamo analizzata nella Rete dei Comunisti, non è una  una delle tante crisi economiche soltanto  congiunturali ma una crisi sistemica. Si tratta di una crisi strutturale del capitale, che è iniziata negli anni ’70, e riguarda la finanza, l’ambiente, i diritti umani e civili,  ha caratteristiche alimentari, ambientali e morali. Ciò significa che è finita l’epoca del capitalismo. Questo non significa che già domani arriverà il socialismo, questo non succederà perché ancora la soggettività di classe rivoluzionaria non è in grado di promuovere un processo di trasformazione mondiale verso il socialismo, soprattutto in Europa e  nei paesi a capitalismo maturo.

In America Latina, dove invece sono in corso processi rivoluzionari, occorre considerare questa crisi sistemica del capitalismo come una occasione per iniziare a costruire il socialismo, naturalmente partendo dai principi storici e da quelli scientifici senza i quali non potrà esservi una rottura radicale con il modo di produzione capitalista.

Non si può dire ‘o tutto o niente’. Non è una logica dialettica. La trasformazione radicale anticapitalista deve essere collocata all’interno di una idea strategica di un rafforzamento del socialismo attraverso la guida forte dell’organizzazione di classe.

 In una crisi strutturale del capitale, nella quale le grandi imprese finanziarie non funzionano, nella quale gli organismi internazionali come il FMI hanno fallito, nella quale 4 miliardi di persone nel mondo soffrono la fame, certamente non saranno le imprese private a investire profitti per una trasformazione socialista dell’economia. Ad esempio, questa vittoria che garantisce la continuità del processo, dovrebbe dare impulso ad un forte processo di socializzazione dei mezzi di produzione con la nazionalizzazione dei settori strategici come le banche e le imprese di base.Le banche nazionalizzate assicurerebbero le risorse per gli investimenti sociali e la riattivazione della produzione interna, rafforzando le imprese socialiste, le cooperative, le imprese sociali; La banca privata non investirà mai in questi settori.

Le risorse, non solo il petrolio, il ferro, la bauxite, ecc, devono essere nazionalizzate non solo per quanto riguarda la produzione ma anche la distribuzione, perché altrimenti al popolo i frutti di queste risorse non arriveranno mai completamente.

 

MR: E per quanto riguarda le relazioni internazoinali?

LV: Oggi ci sono nuove relazioni a livello internazionale. Non possiamo pensare che l’Europa, ad esempio, non sia imperialista quando invece lo è. Si tratta di un imperialismo distinto da quello degli USA ma comunque simile economicamente e militarmente, e quando vi sono dei conflitti tra l’UE e gli USA è per ragioni di competizione globale per quanto riguarda l’egemonia sulle diverse aree del mondo.

Occorre creare relazioni internazionali con i movimenti di classe, sindacali, operai, con le organizzazioni che possono mobilitare le masse a partire da un aumento della coscienza di classe. E quindi non solo con gli Stati e i loro governi di tipo socialdemocratico o di destra. A livello commerciale è positivo rapportarsi a governi che non sono socialisti ma che comunque sono in antagonismo con l’imperialismo nordamericano, come la Russia, l’Iran, la Libia o la Cina. Però le relazioni commerciali e diplomatiche sono una cosa e l’internazionalismo proletario un’altra. Il socialismo venezuelano deve interagire con i reali movimenti di classe internazionali.

Non si tratta di critiche, le nostre sono considerazioni per aumentare la forza di un processo che si vuole caratterizzare come socialista; cioè parliamo di una ripresa decisa e determinatadella  lotta di classe sia all’interno che all’esterno.

Ad esempio le relazioni della Rete dei Comunisti con il Partito Comunista del Venezuela (PCV), si stanno rafforzando e per noi è un punto di riferimento fondamentale così come il Partito Comunista di Cuba (PCC). Lo stesso succede con altre organizzazioni a livello internazionale, partiti e movimenti che hanno un programma e un progetto  di classe ma che non necessariamente hanno una natura comunista. Perché potremo ottenere cambiamenti radicali concreti solo con un metodo, che nessun rivoluzionario può tralasciare, che consideri attentamente tutti i riferimenti marxisti di carattere economico, come la legge del valore e il plusvalore, il materialismo storico e dialettico e la lotta di classe, con una analisi attenta, della situazione concreta e un forte progetto strategico euna chiara capacità tattica, .

Rafforzare questo tipo di relazioni è importante, perché ad esempio ora inviteremo il PCV, il PCC  e alcuni partiti e movimenti di classe della America Latina a un incontro in Italia, perché la rivoluzione non può basarsi su una concezione e un sentimento romantico, ma su processi concreti di trasformazione in chiave socialista.

Nonostante le contraddizioni, in America Latina si sta realizzando un forte avanzamento nei processi per il superamento del sistema capitalista a livello mondiale. Si tratta di percorsi diversi, ma quelli più determinanti sono quelli dove chiara è on la partecipazione e il ruolo  centrale della classe operaia, del movimento sindacale di classe, dei movimenti indigeni di classe, dei partiti di sinistra rivoluzionari , e solo così l’America Latina può e deve diventare un punto di riferimento fondamentale nella costruzione del socialismo "del" ma soprattuto "nel" XXI secolo.

Non è sufficiente la solidarietà internazionale. Questa la può fare anche una associazione, una fondazione, contribuendo materialmente nei confronti di un paese che ha bisogno di aiuto. Occorre la solidarietà internazionalista di tipo politico: che i movimenti sociali e rivoluzionari, pensiamo noi della Rete dei Comunisti, si collochino in una dimensione internazionale di lotta di classe, come se esistesse una  nuova internazionale ,che non c’è formalmente ma funziona attraverso queste riunioni,interscambi e solidarietà nella lotta tra i partiti comunisti e i movimenti di classe. Senza  questo non esiste la speranza di poter costruire una vero movimento socialista che riesca ad approfittare della crisi di sistema del capitalismo con l’obiettivo di trasformare radicalmente e superare l’attuale ordine internazionale.

 
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